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In Italia e in Sardegna la maggior parte delle persone affette da demenza sono oggi ricoverate nelle case di riposo. Si calcola siano oltre 60.000 distribuite fra tutte le regioni del territorio nazionale, con una incidenza del 70% sulle attuali domande di ricovero A fronte di questi numeri non sono ancora sufficientemente diffuse e consolidate, nelle strutture ospitanti, adeguate pratiche di assistenza che aiutino i malati, i loro familiari e gli operatori stessi a vivere in modo migliore la propria condizione di vita e di lavoro. Troppo spesso infatti vengono improvvisate soluzioni tampone spesso dannose sia per chi le propone che per chi le riceve. Diventa perciò fondamentale imparare a leggere il bisogno, a comunicare in modo efficace, a gestire i comportamenti catastrofici ed aggressivi, a stabilire una "giusta vicinanza" con il malato, la sua famiglia e con l'équipe di lavoro. Nell’ambito di queste forti esigenze, la Fondazione Stefania Randazzo, organizza per lunedì «Il modello – spiega il Presidente della Fondazione, Alessandra Randazzo – è stato elaborato dalla terapista canadese Moyra Jones e persegue l'obiettivo di promuovere il benessere della persona malata, inteso come migliore livello funzionale possibile in assenza di stress. Si tratta di un modello – prosegue - che mette in atto programmi e spazi che compensano le disfunzioni causate dalla malattia, si sta espandendo sempre più in Canada, America ed Europa. Il Sistema «Gentlecare», che è un sistema "protesico" perché tende a compensare il deficit cognitivo attraverso l'adattamento dello spazio fisico, delle persone che curano e delle attività che vengono proposte, verrà illustrato dal Dott. Marc Jones, che lavora da anni con Moyra Jones, sua madre e ideatrice del metodo, nell’ambito di una adeguata informazione nei confronti delle strutture sanitarie, assistenziali e di tutte le famiglie interessate al problema dell’Alzheimer. «Il modello Gentlecare – conclude il Presidente della Fondazione che gestisce numerose RSA in varie parti della Sardegna - non persegue obiettivi impossibili o idealistici, ma costruisce "protesi personalizzate" dove il benessere è possibile e si concretizza nella relazione fra il malato e l'ambiente, con forte incremento delle abilità residue della persona malata, riduzione del comportamento catastrofico e dello stress del malato, dello staff di cura e dei familiari, senza trascurare l'utilizzo mirato di nuove risorse prima non considerate, come i familiari, gli spazi, le abilità residue e una importante riduzione dell'uso dei farmaci che determinano indubbiamente un un miglioramento dell'efficienza, cioè del rapporto tra i costi di assistenza ed i risultati.» Maggiori informazioni possono essere richieste alla segreteria del Convegno al numero 070 |